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VEGETARIANI

La testimonianza di Carla Rocchi

Buoni da pensare

Quando il cibo è per l'anima...


Gli animali sono buoni da pensare, non da mangiare. Perché sono un nutrimento, sì, ma dell'anima. Personalmente sono diventata vegetariana per amore di un gatto: Cipolla.
Per me la scelta salutista non è mai stata sufficiente (tutti noi abbiamo dei comportamenti alimentari non propriamente corretti; personalmente credo che in ogni caso non sia male "fregarsene" e non rinunciare a qualcosa, anche se sai che non ti fa così bene, come la cioccolata); l'amore per gli animali sì. E il rispetto della vita altrui, del suo valore.
Mangiare bene è importante, ma altrettanto importante è fare attenzione a quello che c'è a monte del nostro cibo. Credo che i medici dovrebbero informarsi di più e, parallelamente, fornire anche indicazioni etiche. Del tipo: mangi tre uova alla settimana prodotte da "galline felici", perché allevate a terra e non negli allevamenti intensivi.
Gli animali quindi sono buoni, per la nostra vita. Sono buoni perché, con la loro esistenza, ci fanno del bene: allo spirito (non ci fa bene, anche se molti pensano il contrario, la loro carne). La loro presenza è fonte per noi di benessere psicologico, psicofisico: arricchiscono la nostra vita per il solo fatto di esistere. Uno studio realizzato a Oxford per capire perché, nell'ambiente urbano, gli animali sono i nostri compagni di vita, ha dimostrato che l'uomo ha bisogno - per sopravvivere - di altre specie. Perché nessun essere vive bene in un ambiente monospecifico (come strutturalmente sono le città). Gli animali sono quindi per noi fonte di vita, anche solo intuita, e non solo di affetto. E con ogni animale, ognuno di noi può instaurare una grande storia: di amore, rispetto e scambio.
E invece ci troviamo di fronte ad una società egoista, in cui non c'è rispetto per la vita altrui ma senso di possesso e dominio, che passa anche attraverso il canale digerente.
La scelta vegetariana porta con sé il rispetto degli animali e delle loro condizioni di vita: la priorità è quindi il no agli allevamenti intensivi, ma non solo. No agli animali usati come fabbriche di organi, no alle modificazioni genetiche.
L'allevamento biologico porterà indirettamente ad una maggiore attenzione alla nostra alimentazione, più consapevole e "misurata", non sprecona: perché la produzione biologica è inferiore, anche se di maggior qualità.
L'importante, comunque, nel divulgare i temi della consapevolezza vegetariana e dell'amore e dei diritti degli animali, è non essere troppo rigidi: il rischio è sembrare integralisti. Gli "altri", quelli che mangiano gli animali, non sono nostri nemici ma semplicemente individui che mangiano prodotti che fanno male a se stessi e agli animali. L'importante è spiegare loro, con calma, le nostre ragioni. Magari consigliando di leggere Carne, un romanzo Einaudi (è una storia interessante, e ci sono delle parti che - oltre a spiegare la necessità di ridurre il consumo di carne - avvicinano al vegetarismo). D'altra parte molti "carnivori" se dovessero accoppare loro il pollo non lo farebbero. In realtà molto spesso il cibo che arriva nel loro piatto è "irriconoscibile", difficilmente riconducibile all'immagine della sua fonte. Ma se li costringiamo a pensare, a ripensare il percorso che la fettina o la cosciotta di pollo o il prosciutto hanno fatto...
Ammaestramento e proselitismo sono pericolosi: bisogna mettere le persone in condizione di pensare. Prima o poi capiranno, "sentiranno".
Prima o poi, anche per loro, gli animali - tutti gli animali - saranno buoni sì. Ma non più da mangiare. Buoni per la mente, per l'anima.

on. Carla Rocchi
sottosegretario al ministero della Pubblica Istruzione
Intervento al convegno AVI
"Chi ama gli animali non li mangia"