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DOSSIER - LA SCELTA VEGETARIANA

Una scelta, non una rinuncia

Una proposta
per la vita

Comunque non sai proprio cosa ti perdi non mangiando una bella bistecca al sangue... Quante volte i vegetariani si sono sentiti ripetere questa o simili frasi. Ironiche, disprezzanti, a volte solo stupite. Una premessa è importante: in genere, i vegetariani prima erano onnivori. E sanno esattamente cosa "perdono", se amavano la carne...
Questo dossier nasce - nello stile che contraddistingue ed anima Alternativamente - dalla volontà di spiegare, di far capire. Per permettere poi alle persone, più liberamente, di scegliere.
Si arriva al vegetarismo da posizioni diverse, talvolta lontanissime se non opposte. E' la forza di una scelta che non segue schemi, che può essere davvero di e per tutti. Anche per i bambini piccolissimi.

Io, personalmente, sono vegetariana da circa 3 anni. Nessuno me lo ha prescritto e soprattutto nessuno mi vieta di mangiare carne o pesce. Ma per quanto mi piacesse, ora non potrei più farlo. Le rarissime volte che l'odore del prosciutto piuttosto che della carne o dei gamberoni alla brace solletica le mie narici riportando alla memoria i gusti del passato, l'idea di mangiare un "essere" che sento "fratello", alla san Francesco tanto per intenderci, mi fa sentire in colpa: perchè non ho bisogno di eliminare quella vita per vivere, per nutrirmi. Quel piatto rappresenterebbe soltanto il soddisfacimento egoistico di un piacere a cui mi avevano abituata, che è rimasto registrato nella mia memoria.
Non mi sento in colpa per aver mangiato carne e pesce, in passato. Nè mi sento in colpa per non aver pensato, ogni volta che me ne cibavo, al dono dell'animale. Ero quello che mi permetteva la mia consapevolezza.

Mangeremmo il nostro cane o un altro animale a cui siamo affezionati? Il segreto, per così dire, sta tutto lì: nell'entrare in relazione "affettiva", di similitudine con gli animali e il mondo. (Vi rimando a "Il rispetto per la vita"). Quando questo succede, cambiano i nostri parametri. Gli animali non diventano "cose" a nostra disposizione, senza riguardo per la loro vita e la qualità della loro vita, ma esseri viventi con emozioni, sentimenti e un'"anima". Come credeva pure san Francesco. In questo contesto, anche il cibarsi di carne, quando serve, è fatto in un'ottica di rispetto e riguardo (avete presente la scena iniziale de L'ultimo dei Mohicani?) che certamente non appartiene più a noi, alla nostra società.
Per un vegetariano, essere sbeffeggiato più o meno amichevolmente e sentirsi dire che non sa cosa perde non mangiando una bella bistecca al sangue, è un po' come sarebbe per chiunque di noi ascoltare le affermazioni di un cannibale: non sai quanto è buono il cuore degli uomini dell'altro villaggio... sarà pure, ma a noi, alla nostra cultura, non interessa.
Ci sono altre cose più importanti, e l'attenzione a queste non solo non ci fa rimpiangere quello che non facciamo più ma ci fa scoprire nuovi mondi, nuovi gusti, nuove prospettive.
Il vegetariano sceglie, non rinuncia. Non ci sembra una cosa da poco.
Questo vogliamo dire, legandoci ad un pensiero che nasce da lontano e ha raccolto fino ad oggi anche nomi illustri e sportivi. Supportato da personaggi importanti della medicina.
Per chiudere, invitandovi a seguire tutto il dossier, possiamo rassicurare: i vegetariani non patiscono la fame, siedono ad una tavola stuzzicante e varia e, mediamente, stanno meglio.
Provare per credere.

Anna Maria Cebrelli
direttore