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DOSSIER - LA SCELTA VEGETARIANA

Meglio le proteine di origine vegetale

Togli la carne
e la salute va su

Vegetariano, per definizione, è colui che non si nutre di alimenti contenenti prodotti che derivino da uccisione o sofferenze di animali; carne e pesce e loro derivati sono ovviamente banditi dai suoi piatti ma rimangono uova, latte, formaggi e miele. Oltre, ovviamente, a frutta, verdura, legumi, cereali e - per chi le ama - alghe. Esistono, all'interno di questo mondo, delle scuole più radicali (la vegana - o vegetaliana - che esclude l'utilizzo di prodotti di origine animale; la crudista, che sostiene che la cottura dei cibi impoverisce gli stessi; la fruttariana, che invita a mangiare solo frutta fresca, biologica e matura colta dall'albero un attimo prima che cada per terra), ma queste possono essere scelte successive, che comportano certamente maggiori attenzioni e precauzioni. L'alimentazione vegetariana, di per sé, è completa. "Non ci sono controindicazioni - precisa Giuseppe Fariselli, vegetariano, medico chirurgo, specializzato in oncologia e dirigente dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano - anche se per i bambini e le donne con mestruazioni abbondanti, la dieta va sostenuta con alimenti ricchi di ferro. Quindi occorre una maggiore attenzione, anche alle combinazioni alimentari.
L'alimentazione deve essere variata, altrimenti si possono manifestare delle carenze. La dieta vegetariana, in particolare se unita all'uso di prodotti integrali biologico-dinamici e all'assunzione giornaliera di frutta fresca, è associata ad una ridotta mortalità per cardiopatia ischemica, malattie cerebro-vascolari e tumorali; si addice al benessere della persona, alla disintossicazione dell'organismo ed al potenziamento delle difese immunitarie".
La passione per la carne è dura a morire. Soprattutto per un fattore culturale. Se fino agli anni Sessanta si osannava una dieta ricca di proteine animali, all'insegna della "bistecca con insalata", il tempo ha portato prima la rivalutazione della dieta mediterranea, forte di carboidrati, per poi porre l'accento sull'importanza strategica, nell'alimentazione, di frutta e verdura: in grado di contrastare molte delle malattie "del benessere" (obesità, arteriosclerosi, diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, artritismo ecc). Ciò nonostante, l'attaccamento alle proteine animali rimane forte. Nella comportamento comune, la carne aiuta a "tirarsi su"; senza non si può vivere bene. I fatti dicono, però, il contrario. Le proteine, è vero, sono indispensabili per la vita. Secondo le indicazioni della Fao-Oms, il fabbisogno proteico giornaliero è di 0,5 grammi per ogni chilo di peso corporeo: questo significa, ad esempio, che un uomo di 70 chili ha bisogno al massimo di 35 grammi di proteine al giorno. Recuperabili, tra l'altro, in quasi tutti gli alimenti. Ma: introdurne troppe è dannoso: "fegato e reni sono sottoposti ad un superlavoro e vengono favorite, oltre all'accumulo di tossine nell'organismo, diverse forme di nefropatie ed epatopatie": spiega il prof. Armando d'Elia. "Se poi le proteine ingerite sono di origine animale, vengono favoriti anche processi putrefattivi a livello intestinale, che costituiscono un pericoloso fattore di rischio per i tumori, oltre che veicolare un sovradosaggio di grassi saturi e colesterolo". Di più: "se nelle 24 ore si ingerisce una quantità di proteine inferiore a quella indicata da Fao-Oms, tale dieta non potrà mai essere patogena".
Molti sono anche i segnali che arrivano dal nostro corpo: "i denti, che fanno da specchio alle capacità dell'intestino e dello stomaco, parlano chiaro: noi siamo fatti per un'alimentazione prevalentemente basata sui cereali e sulle verdure. Molari e incisivi, infatti, sono decisamente superiori di numero ai canini": afferma Silvana Giorgiani, erborista, esperta in alimentazione naturale e Reiki Master, di Sassocorvaro (Pesaro). Che puntualizza: "Gli animali carnivori hanno un intestino corto, per espellere velocemente i rifiuti. Nell'uomo, che ha un intestino lungo, la carne è soggetta a putrefazione, con conseguente intossicazione del sangue". Se non si vuole optare per l'eliminazione definitiva delle proteine animali dalla propria tavola, è consigliabile farlo di tanto in tanto: "magari per un mese, come cura disintossicante e per far riposare i reni; la ripresa dovrà comunque essere graduale".
Il punto sta proprio qui. Nella scelta di passare ad un'altra alimentazione. Ad un altro stile di vita. Sapendo di poterlo fare senza rischi per la propria salute. In questo senso si è mosso, due anni fa, l'intervento dell'Avi presso l'Istituto di Autodisciplina della Pubblicità, per bloccare uno spot in cui si asseriva che la carne è indispensabile: "Abbiamo presentato tutta la documentazione scientifica in nostro possesso ed è stato riconosciuto che nessuno slogan potrà mai più affermare che senza carne o pesce non si può stare. Vogliamo soltanto che venga fatta la giusta informazione, affinchè le persone possano scegliere tranquillamente e liberamente, senza paure ingiustificate", spiega Carmen Somaschi.
"Quando si passa da un'alimentazione tradizionale ad una vegetariana occorre farlo gradualmente, per abituare il corpo. Inizialmente l'intestino farà un po' di fatica, ad esempio. L'importante è farsi seguire da un medico e leggere qualche buon testo di cultura vegetariana, per ampliare le proprie conoscenze in ambito alimentare", avvisa il dott. Fariselli. Si può diventare inizialmente anche un po' anemici perché il corpo è abituato con le proteine animali; ma tolti carne, pesce e derivati, ed abituandolo ad un'altra alimentazione, l'organismo si adatta e sintetizza meglio anche le "altre" proteine.