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DOSSIER - LA SCELTA VEGETARIANA
La scelta animalista
Il rispetto per la vita
C'è poi una questione morale, che nasce dal rispetto per la vita, un porsi in relazione con il mondo, senza aggressività. Il vegetariano accetta i doni degli animali (latte, uova ecc.) ma non vuole ucciderli. I vegani fanno un discorso solo salutistico: non vogliono assumere proteine animali di alcun tipo, quindi rifiutano anche i prodotti animali non cruenti. I fruttariani, ancora, si nutrono solo dei doni delle piante. "Un tempo il rapporto animale-uomo era carico di significati e di rispetto reciproco. L'animale si sacrificava per la collettività ed era onorato - precisa Federico Ceratti, del Giornale della Natura -. Ora, senza pensare alle manipolazioni genetiche e chimiche, la qualità della vita negli allevamenti moderni è aberrante. E non c'è nessuno che possa affermare che il diritto a mangiare carne si traduca anche nel diritto a far vivere gli animali in condizioni terribili e drammaticamente contronatura. Inoltre, nel loro ultimo percorso di vita, nel viaggio verso il macello, gli animali si "caricano" di adrenalina, delle vibrazioni e delle emozioni di morte che respirano nell'aria e nel macello, oltre che di un umore chiamato cadaverina: tutto questo rimane nella memoria della fettina che giunge nei nostri piatti".
L'atteggiamento di fondo è quello di rispettare la vita, qualunque essa sia. Smettendo di considerare l'uomo il padrone del mondo e rispettando tutte le forme di vita esistenti, riconoscendo loro dignità e diritti. E', infatti, questa la chiave: la relazione. Nel momento in cui ci rapportiamo con la Terra e ciò che ospita in una dimensione di relazione, il nostro atteggiamento cambia: diventa parte di noi, ci riconosciamo all'interno di una stessa realtà. Per questo non mangeremo mai il nostro cane: perchè siamo entrati con lui in una relazione vera, non antropocentrica.
Ci sono due tipi di obiezioni rivolte ai vegetariani. La prima: forse che le verdure non sono esseri viventi? La seconda: però le scarpe di cuoio le calzi pure tu.
Dobbiamo essere realisti: il fatto stesso di vivere ci fa diventare esseri inquinanti, aggressori. Produciamo scorie e abbiamo bisogno di elementi nutritivi. E questo continuerà fino a quando l'uomo non riuscirà a nutrirsi di sola energia. E allora? Allora, partendo dal rispetto per la vita, l'atteggiamento del vegetariano è quello di cercare di fare meno danni possibili procurandosi dagli altri regni viventi solo ciò che gli serve per vivere adeguatamente (e nel caso di necessità di sopravvivere, accoglierebbe pure il dono degli animali, come succede nel romanzo "E venne chiamata due cuori"). Utilizzando questi prodotti con rispetto e riconoscenza verso chi "si è fatto dono" per loro.
Quindi: si può vivere senza uccidere animali? Sì. Si può vivere senza mangiare? No, e quindi ecco l'alimentazione con i frutti (che non prevede alcuna soppressione) e con le verdure. La cui struttura prevede, in ogni caso, un livello di consapevolezza e sofferenza fisica inferiore a quello degli animali.
Quanto alle scarpe e alle borse in cuoio: se le seconde si possono evitare, talvolta le prime no. Perchè se anche esistono calzature "vegetariane", il loro prezzo è per molti inaccessibile. Insomma: i vegetariani non sono martiri e vivono nel loro contesto. Cercando di cambiarlo, gradualmente. Quando più persone si saranno avvicinate alla scelta vegetariana ed ad uno stile di vita maggiormente animalista, allora sarà più facile per tutti - e il mercato lo renderà possibile - adottare uno stile di vita coerente fino in fondo.
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