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DOSSIER - LA SCELTA VEGETARIANA
I bovini producono il 12% del metano emesso nell'atmosfera
Una scelta per l'ambiente
La scelta vegetariana può essere sostenuta da ragioni etiche, legate cioè alla ricerca di un bene comune per la Terra. Che parla chiaro. Secondo il ministero dell'Agricoltura degli Usa sono necessari 16 kg di cereali e soia per produrre 1 kg di carne di buie e 6 kg di alimenti composti per produrre 1 kg di carne di maiale. Un ettaro di terra dedicato all'allevamento bovino fornisce in un anno 66 Kg di proteine: lo stesso terreno, dedicato alla coltivazione della soia, fornirebbe 1848 Kg di proteine, ovvero 28 volte di più.
L'allevamento degli animali, in altre parole "ruba" spazio vitale e non rende possibile uno sviluppo sostenibile per le risorse della terra; inoltre , scrive Marco Lorenzi su L'Idea Vegetariana, "provoca problemi di deforestazione, inquinamento del terreno e dell'acqua". Ecco le cifre: nella foresta dell'Amazzonia l'88% dei terreni disboscati è adibito a pascolo, così come il 70% delle zone disboscate di Costa Rica e Panama. In sintesi: per produrre un hamburger di un etto occorre "ripulire dalla vegetazione dpiù di 5 metri quadri di foresta"; mezzo chilo di filetto costa 17 chili di humus di terreni americani. Non è tutto: l'eliminazione della vegetazione naturale comporta il pericolo della desertificazione. Il suolo, non più protetto, è esposto alle azioni degli elementi naturali; a questo si aggiunge lo schiacciamento operato dagli zoccoli dei bovini: la terra così diventa dura e compatta e non è più in grado di trattenere l'acqua piovana. Gli allevamenti intensivi sono poi causa di inquinamento chimico del terreno dato da un lato dall'enorme quantità di deiezioni prodotte, dall'altro dall'utilizzo di fertilizzanti organici necessari per la coltivazione intensiva di foraggi. Questi fertilizzanti, tra l'altro, sono "alterati", per via dell'alta concentrazione di metalli - quali zinco e rame - e dei farmaci somministrati agli animali allevati. Per fare qualche esempio, nel bacino idrografico del Po "vengono riversate le deiezioni di 4 milioni di bovini e di 7 milioni di suini, per un totale di 190 mila tonnellate ogni anno". Conseguenze: l'eutrofizzazione dell'Adriatico che causa lo sviluppo abnorme delle alghe e la morte della fauna ittica.
Ma, e di sicuro questo è difficilmente immaginabile, gli allevamenti danno un forte contributo all'effetto serra. Pari "a quello dato dalla totalità del traffico degli autoveicoli nel mondo": lo afferma Ernst U.v.Weizacker, responsabile del Wuppertal Institute for Climate, Environment and Energy. I contributi sono di diverso tipo: da un lato "tecnico". Per produrre la quantità di carne consumata in un anno da una famiglia americana di quattro persone, è necessario utilizzare 1170 litri di combustibile, con conseguente rilascio nell'atmosfera di 2,5 tonnellate di anidride carbonica (quanta ne emette, per sei mesi, un'automobile di media cilindrata). Sia chiaro, anche per la produzione di cereali si utilizza combustibile. Ma: per ottenere un chilo di farina sono necessari 22 gr di petrolio; per produrre un chilo di carne sono necessari 193 grammi di petrolio: quasi 9 volte tanto. C'è poi un contributo prettamente "fisico", ed è dato dalla creazione di metano dovuta al processo digestivo dei bovini: i bovini presenti sulla terra (circa 1 miliardo e 300 milioni di capi) producono quasi 60 milioni di tonnellate di metano, quantità che rappresenta il 12% di tutto il metano emesso in atmosfera da attività umane e fenomeni naturali.
Insomma ce n'è abbastanza per portare i sostenitori della scelta vegetariana a considerare che il vegetarismo sia la principale soluzione alla fame nel mondo e all'inquinamento e che essere vegetariani significhi essere parte attiva di questo pianeta, per continuare a sopravvivere.
Per approfondire questi temi: l'Idea Vegetariana, numero 114 - II trimestre 1998, nel dossier realizzato da Marco Lorenzi su "Ecologia e alimentazione vegetariana"
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