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ATTUALITA'
1250 miliardi, destinazione armi
Il commercio delle armi passa anche attraverso le banche italiane. Anche attraverso la nostra, quella presso cui abbiamo il conto? Capirlo è facile, basta scorrere l'elenco fornito da Nigrizia.
Armi per milioni di sterline sono state fornite alle fazioni che si sono
combattute nel Congo Brazzaville nel 1997 - e in particolare a quella
dell’ex presidente Pascal Lissouba - attraverso un mediatore d’affari
tedesco, una società con sede a Jersey e un conto della Barclays
Bank, una delle maggiori banche europee, nelle Isole del Canale,
Guernsey e Jersey appunto, paradiso fiscale e societario nel cuore
dell’Europa. Il ruolo degli istituti bancari nel commercio internazionale
delle armi non è un ruolo puramente accessorio.
Le nuove operazioni bancarie autorizzate, relative al commercio di armi, in Italia sono passate da meno di 1000 miliardi di lire nel '95 a 1.639 miliardi nel '96, a 1.724 miliardi nel '97, a 1.237 miliardi nel '98.
Nel '98 il primo posto spetta alla UBAE, Arab Italiana Bank Spa, con un'unica transazione di 358 miliardi. Al secondo posto c'è il Credito Italiano (307 miliardi), seguito dal San Paolo di Torino (158 miliardi), dalla Banca Commerciale Italiana (105 miliardi), dal Banco di Napoli (86 miliardi), dalla Banca Nazionale del Lavoro (97 miliardi), dalla Banca di Roma (57 miliardi). Considerando gli ultimi anni, si conferma la concentrazione dell'operatività bancaria connessa alle esportazioni militari attorno a sei istituti, Comit, San Paolo, Credito Italiano, Banca Nazionale del Lavoro, Monte dei Paschi (con 9 miliardi autorizzati per il '98 e 112 segnalati) e Banca di Roma.
Cosa possiamo fare? Aderire alla campagna d'opinione promossa da Nigrizia.
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