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SPIRITUALITÀ CONCRETA
Le stagioni dell'animaIl vuoto e il dolore permettono nuove vite
Anche l'animo umano ha le sue stagioni che, come quelle di Madre Natura, si susseguono ciclicamente. Anche dentro di noi, a volte, splende il sole che ci carica di forza ed entusiasmo oppure l'orizzonte si presenta plumbeo e dai confini confusi e altre volte, ancora, scorgiamo un arcobaleno spuntare al consumarsi di una pioggia che ha portato con sè un po' di pesantezza.
Il cuore conosce e non dimentica i suoi gelidi inverni e le sue sfolgoranti estati, e impara che esiste un filo che li unisce indissolubilmente. La mente, invece, non sa vedere il seme che nasce in grembo alla terra quando questa è coeprta da una spessa e gelida coltre di neve; non riesce nemmeno a ricordare chiaramente le sensazioni provocate dal gelo sulla pella, quando si sta godendo il sole... L'occhio del cuore sa vedere oltre le cose, così come appaiono: vede la rinascita della vita quando tutto sembra arido e sterile, e non dimentica il tramonto di fronte ad una nuova alba. L'occhio del cuore sa che tutto è legato, che l'inverno genera una nuova primavera e che l'estate è l'apice dell'espressione naturale prima dell'autunno.
Il freddo dell'inverno arriva ed entra in noi quando tutto ciò che ci circonda sembra mutare inesorabilmente davanti ai nostri occhi, sino a rendere i tratti più familiari quasi irriconoscibili... Ciò che credevamo certo diventa dubbio, ciò che ritenevamo confortervole, minaccioso. In quei momenti allunghiamo disperatamente le mani in cerca di un tocco rassicurante, ci guardiamo attorno smarriti in cerca di occhi che ci sappiano comprendere. E, proprio in quei momenti, tutto sembra invece allontanarsi sempre più e il silenzio si fa insopportabile. Sembra che il gelo abbia ucciso ogni seme, che il vento abbia spazzato via anche l'ultimo raggio di sole.
Eppure, quando tutto sembra perduto, avertiamo improvviso, inaspettato eppure amico, un soffio tiepido. I volti inespressivi sembrano accennare un sorriso, una piccola luce pare indicare una via. Ai primi passi che facciamo per andarle incontro, la luce si fa più intensa e ci fa vedere meglio la strada, che ora appare anch'essa più larga ed agevole. Non sappiamo come, ma un piccolo grande miracolo è avvenuto, un nuovo fiore sta sbocciando... Qual è stata la scintilla che ha provocato una tale rivoluzione? Semplicemente la solitudine e il suo profondo silenzio, che ci ha permesso di avvertire voci sino a prima inaudite, soffocate dal chiasso delle rassicuranti e note parole familiari; e la disponibilità ad ascoltarle, creata dal vuoto del dolore, proprio quello che al principio ci aveva reso ciechi e sordi.
Come l'arido inverno cala sulla terra per renderla gravida di nuovi frutti, così il vuoto genera lo spazio per nuovi contenuti.
Un ritmo ciclico e progressivo ad un tempo lega intimamente l'uomo e la natura, che si rivelano essere l'uno nell'altro. Saperlo riconoscere significa accettare gli insegnamenti di cui la natura è prodiga; significa mettersi in sintonia con lei e imparare a seguire quel filo sottile e vitale che unisce ogni cosa ad ogni altra.
Ancora una volta, in modo sempre uguale e sempre diverso, ciò che sembrava impossibile si compie, rivelando l'intrinseca e sottile logica delle cose: l'unità e l'amore del Tutto, rivolti alla crescita ed all'evoluzione consapevole di ogni essere del Creato.
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