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SPIRITUALITÀ CONCRETA
Grazie, papàLa morte vive nel cuore degli uomini uccidendone le speranze e i sogni
Una volta pensavo alla morte semplicemente come al termine naturale della vita, la famosa certezza innegabile ed uguale per tutti. Una conclusione che rendeva importanti ed unici ogni vita ed ogni momento vissuto.
Ma avendo un cuore ed una mente "viaggiatori",, questo tipo di considerazione ha cominciato a starmi stretta e non mi sono più piaciuti tanto i versi tetri e malinconici di certe poesie e canzoni. Ho visto che ciò che sembrava una fuga orgogliosa era spesso un autoprecludersi il nuovo, il diverso.
Ho provato ad abbandonare l'ancora delle mie tristezze ed ho scoperto che spesso ciò che sembra banale perchè troppo semplice è in realtà fastidioso perchè semplicemente vero; com'è vero che l'alternativa è sempre stata lì ma non abbiamo mai voluto guardarla o considerarla... Ogni aspetto della vita se viene isolato, escluso o considerato in modo esagerato diviene soffocante, falso; diviene grigio e morte. Perchè non c'è nulla che non sia in relazione con tutto ciò che esiste. E se questo sembrasse un concetto troppo astratto o filosofico, basti pensare alle cellule del nostro corpo: ognuna di loro ha un preciso compito e basta che una sola si ammali per mettere in crisi tutto l'organismo.
In fondo l'unica scoperta che ho fatto è quella di essere una piccola cellula, e questo mi ha fatto sentire grande, importante, perchè ho compreso di avere un posto ed un compito tutti miei, che nessuno mi può portare via.
La vita però ci porta via molte cose... ma sempre per farcene scoprire altre, di più grandi.
Come mi è successo poco tempo fa, quando mi ha portato via te, papà.
In te e con te ho visto lo sconquasso e l'impotenza che la morte porta in un uomo, nonostante il grande coraggio e la grande dignità. Ma l'immagine che sempre mi si ripresenta in mente è quella del giorno in cui ti abbiamo dato ciò che gli uomini chiamano "estremo saluto". Eri circondato da volti bui e disperati, guardato con occhi tanto increduli da non saper vedere; perchè se l'avessero fatto veramente si sarebbero accorti del sorriso dolce e sereno dipinto sul tuo volto, che sembrava quasi prenderli teneramente in giro.
Quel giorno, e da quel giorno, abbiamo parlato forse come non avevamo mai fatto; ti ho visto "andar via" sicuro e consapevole.
Vorrei tanto che tutti coloro che soffrono la perdita di un loro caro sapessero guardare ed ascoltare, perchè nessuno può essere nutrito di sole lacrime; vorrei che quando posano i fiori sulle tombe sapessero donare ai loro cari il colore e il profumo di ogni fiore. Vorrei che i loro pensieri si librassero leggeri come farfalle; vorrei che sapessero ringraziare la vita per l'infinito amore che sempre sa dare, anzichè maledire la morte; vorrei che sapessero sentire la bellezza di essere sempre uniti, anzichè la sola tristezza dell'essere divisi. Vorrei che vedessero la vita, qui ed oltre, per non continuare a morire a poco a poco sotto i colpi della disperazione; vorrei che non pensassero più di aver perduto qualcuno ma di aver guadagnato un compagno che può raccontare loro ciò che non riescono più a credere o a ricordare...
Ho imparato che la morte vive nel cuore degli uomini, uccidendone le speranze ed i sogni, i quali si nutrono di amore; l'ho imparato con quel tuo sorriso, e l'ho imparato con quello di una zia meravigliosa che mentre già sentiva il pianto di chi se la vedeva portar via ha riaperto gli occhi e ha parlato, dopo giorno, per salutarci con un seplicissimo e chiarissimo ciao, che ha continuato a ripetere fino all'ultimo respiro.
L'amore vive in ed oltre ogni cosa. Spero che un po' di tutto questo rimanga, nei prossimi giorni di gara ai fiori più belli.
Grazie, papà.
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