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ALIMENTAZIONE

Alimentazione di qualità:

tutti i giorni, si può fare

La scelta vegetariana, la certificazione Avi
Mense biologiche, lo dice la legge


Ricordarlo, ancora, è persino banale: ciò non toglie verità al fatto che noi siamo quello che mangiamo. Quindi, a seconda di come ci nutriamo, stiamo. La salute, quindi, passa attraverso i nostri piatti. Se ne è accorta la Sanità Pubblica, che ha inserito la voce 'alimentazione' quale capitolo fondamentale anche per la prevenzione; se ne accorgono un po' tutti nel momento in cui cominciare a mangiare in modo diverso, vedendo su di sè i risultati.
Sono stati questi gli argomenti al centro di uno dei convegni che hanno chiuso il Sana di Bologna: organizzato dall'Avi (Associazione Vegetariana Italiana), ha confermato quello che già a molti è noto. In primo luogo che, in tema di alimentazione di qualità, la scelta vegetariana è una delle strade possibili, a tutta salute.

Giuseppe Fariselli, oncologo, dirigente dell'Istituto dei Tumori di Milano, è stato chiaro: "Il vegetarismo è associato ad una ridotta mortalità per cardiopatie ischemiche, malattie cerebro-vascolari e tumori. In generale, per entrambi i sessi, la mortalità cala del 44%". Dal momento in cui il cibo entra nel nostro corpo, fino a quando viene espulso, passa per ben 300 metri quadri di superficie: "ecco perchè sono da preferire alimenti biologici, biodinamici; comunque di qualità. E se pensiamo alla carne, oltre ai danni già noti in termini di salute, dovremmo considerare anche che con essa introduciamo in noi la sofferenza dell'animale per le condizioni in cui è vissuto e per le modalità cruente con cui è stato abbattuto".

Un'alimentazione di qualità è, pure, sicura: sotto il profilo igienico e per l'assenza di prodotti tossici o agenti patogeni che gli alimenti possono veicolare. "In questi anni siamo cresciuti, anche da un punto di vista normativo - spiega Romano Mandelli, direttore generale del Dipartimento Alimenti e Nutrizione del ministero della Sanità -: prima l'attenzione riguardava solo l'aspetto igienico ed era focalizzata sui prodotti di origine animale; oggi invece include i vegetali".

Quello che mettiamo nel piatto è legato, inevitabilmente, alla nostra cultura e alla nostra consapevolezza. Per questo, anche secondo l'impegno ministeriale, per un'alimentazione in grado di contenere alcune patologie (come l'obesità, in aumento) e prevenirne molte altre, occorre un'informazione forte e diffusa oltre a strumenti concreti: a partire dalle mense scolastiche. "La ristorazione collettiva - secondo il dottor Mandelli - è il primo passo educativo per far comprendere e sperimentare i principi base di una sana alimentazione, che partono dalla diversificazione per arrivare ad un utilizzo di prodotti mirati".
Quello che entra nel piatto, se interessa coniugare benessere e gusto, deve essere scelto in modo strategico: quando si fa la spesa ma anche quando si fruiscono i servizi di strutture pubbliche. Come? "Ad esempio facendo valere i propri diritti. L'articolo 59, quarto comma, della Finanziaria 2000 stabilisce che le mense scolastiche ed ospedaliere delle strutture pubbliche debbano prevedere prodottti biologici, tipici e tradizionali nonchè quelli a denominazione protetta, tenendo ovviamente conto delle linee guida e delle altre raccomandazioni dell'Istituto nazionale della nutrizione": spiega l'on. Paolo Galletti, dei Verdi. Gli appalti vanno aggiudicati non in base al prezzo ma facendo riferimento alla qualità dei prodotti. "Una scelta biologica, tra l'altro, non è più cara delle mense tradizionali, poichè il 'peso' della carne, in queste ultime, è maggiore". Chi si trova con mense non 'verdi' può quindi reclamare e pretendere il rispetto della normativa.

Mangiare sano non vuol dire solo evitare malattie ma, anche e soprattutto, vivere meglio. "Si tratta di contrapporre con forza il modello alimentare biologico e di qualità al modello transgenico, all'approccio meccanicistico della vita": ribadisce Galletti. In questo quadro la parte dei leoni è, ancora, nonostante tutto, in mano ai consumatori. "Non credo che si possa fermare la globalizzazione dei mercati e il transgenico, e non condivido il clima da guerrasanta che si sta muovendo intorno al biotech. Ritengo però che la segmentazione dei mercati possa dare spazio all'alimentazione biologica, al cibo di qualità. Lo dimostra il grande impatto che ha questo settore economico. Sono i compratori che fanno il mercato: ed è chiaro che quando si capisce cosa c'è dietro al biologico, la cultura che lo anima, arriva la dimestichezza. E quindi l'acquisto, l'introduzione nella vita quotidiana".

Alimentazione sana? Insomma, armiamoci e partiamo. Il mercato offre molto, istituzionalmente (con marchi e certificazioni 'bio' riconosciute) e no. Come, ad esempio, la nuova 'certificazione Avi' (presentata al Sana): per prodotti che non solo sono liberi da Ogm (organismi geneticamente modificati), non solo non contengono ingredienti di origine animale ottenuti con sacrificio, maltrattamento o sfruttamento intensivo degli animali ma che hanno anche un'etichetta chiara. Per un prodotto adatto ai vegetariani, e attento alle istanze animaliste.





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