Il Giappone la chiama "caccia scientifica": il risultato, fin'ora, è stata la cattura di 27 grandi cetacei, tra cui un capodoglio e quatto balene di Brydes. Queste specie vengono cacciate per la prima volta da quando è entrata in vigore la moratoria della caccia alla balena, nel 1986. Le loro popolazioni erano state fortemente minacciate dalle operazioni di caccia, prima che la moratoria entrasse in vigore. Tutta la comunità internazionale (Austria, Brasile, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Messico, Monaco, Nuova Zelanda, Olanda, Svezia, Svizzera e Stati Uniti. Appelli personali in tal senso sono stati inviati dal Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, del Primo Ministro britannico Tony Blair e dal premier neozelandese Helen Clark) ha espresso da tempo la propria opposizione alla caccia alla balena mascherata da supposte finalità scientifiche. Eppure il Giappone continua a sfidare l'opinione pubblica internazionale e a minacciare le misure internazionali di protezione ambientale. Greenpeace chiede al Giappone di interrompere subito il proprio programma baleniero, annullare i permessi di caccia e richiamare in porto la propria flotta. "La caccia alla balena - precisa Greenpeace - non ha nulla a che vedere con la scienza, ma con il lucrativo mercato della carne di balena: la carne delle balene catturate sarà venduta come specialità gastronomica sul mercato giapponese. Sfruttando l'espediente giuridico della finalità scientifica, il Giappone cattura ogni anno oltre 500 balene. La decisione di estendere la caccia al Pacifico settentrionale sarebbe finalizzata alla raccolta di dati sul rapporto tra le balene e le loro prede. Si tratta però di una pretesa sconfessata dalla stessa Commissione Baleniera Internazionale". ![]() |