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TEMPO D'ESTATE
New age? Non fa così male...Dalla mailing dell'Irsea
Tra la posta di Alternativamente, anche il messaggio collegato alla mailing list dell'Irsea (Istituto di Ricerche Sociali Economiche e Ambientali) di Roma, creata per sostenere la Settimana del buon consumo, che si svolgerà dal 4 al 10 settembre in quel delle Terme di Montepulciano (Siena). Oggetto: la New Age. Sì, insomma, una riflessione a voce alta. Noi non ci sentiamo propriamente 'new age', però le considerazioni meritano di essere lette. Perchè, finalmente, si dice anche che... insomma, la New Age non fa così male...
Il testo:
Ci capita, a volte, di cogliere un tono di vago sospetto nei confronti della 'Settimana del BuonConsumo'. L'interlocutore che ci elogia della nostra iniziativa, o che a volte manifesta qualche lieve e timida perplessità, sembra nascondere un pensiero molesto e sospettoso: non si tratterà per caso di un'iniziativa sul filone della new age?
Quello che il nostro interlocutore, per tatto o per convenienza, non ci confessa è che un'accolita di accademici cinquantenni, generalmente stimati, non è conveniente che abbia di queste equivoche frequentazioni. In altri termini tutto ciò che sa di new age evoca l'idea di una moda acritica fatta di religiosità esoterica, di fanatismo settario, di misticismo sconclusionato, nella migliore delle ipotesi solo imbarazzante, in moltissimi altri casi truffaldino e millantatorio.
Dire che siamo ben lontani d tutto ciò è ovvio ma serve a poco. La matrice scientista, di cui tutti siamo figli, ci obbliga a guardare con sospetto chiunque si occupi di cose che non sono immediatamente tangibili e verificabili empiricamente. In fondo tutti quanti noi abbiamo in qualche meandro del cervello ben radicata l'idea che le vere scienze sono quelle cosiddette esatte, la matematica, la fisica, la chimica, e che tutte le altre sono solo cialtronerie. A che serve oggi la filosofia? che senso ha nel XXI secolo la poesia o la pittura? ma le scienze umane sono vere scienze?
Siamo ben lontani da questo modo di ragionare e vorremmo sommariamente argomentare come mai vediamo la faccenda da un differente punto di vista.
Sotto il nome di new age va un calderone piuttosto vasto e incoerente di credenze filosofiche, religiose ed esoteriche, unite a comportamenti e a stili di vita che hanno in comune una sola cosa: l'esigenza di rompere con la tradizione materialista e scientista che ha caratterizzato la nascita e lo sviluppo della società industriale di massa. Si tratta certamente di una moda, cioè di un comportamento collettivo radicato nel costume della società contemporanea, ma come insegnano molti sociologi dei consumi le mode hanno a che fare con i movimenti collettivi e questi ultimi, prima o poi, direttamente o indirettamente, provocano cambiamenti nei comportamenti istituzionalmente radicati. Tutte le grandi rivoluzioni sociali e politiche dell'800 e del '900 sono nate da movimenti sociali, che hanno, prima o poi, creato delle mode.
Con l'avanzare degli anni abbiamo imparato a prendere sul serio tutte le mode, persino quelle che riguardano solo l'abbigliamento, ed è per questa ragione che dedichiamo particolare attenzione a quelle mode che contribuiscono a rimuovere alcuni tabù che hanno fatto parte integrante della cultura e del costume della società che stiamo faticosamente cercando di lasciare alle nostre spalle. Fra i temi che sono ricorrenti nell'elaborazione della new age ne vogliamo indicare qui uno solo che ha conseguenze immediatamente positive. Ci riferiamo all'idea che ciò che la nostra mente pensa è, anche, il frutto di ciò che il nostro corpo mangia e che la genuinità dei prodotti alimentari è la premessa del benessere della persona. Mangiare non è solo un'esigenza biologica di sopravvivenza ma è soprattutto cultura, fa parte costitutiva del nostro modo di essere socialmente integrati, del nostro modo di pensare e di percepirci come soggetti sociali.
Questo tema ricorrente dell'elaborazione new age porta con sé tantissime altre questioni religiose, parareligiose e superstiziose, ma è un passo avanti significativo rispetto ad una società in cui era legittimo vendere qualunque porcheria pur di realizzare profitto senza alcuna attenzione né per la salute individuale né per quella collettiva. L'allarme sociale connesso con le frodi alimentari dei nostri giorni ci dice che l'attenzione per la genuinità e tipicità dei prodotti alimentari è il frutto di una trasformazione profonda, la convinzione ormai socialmente radicata che la genuinità di ciò mangiamo è un fattore di sicurezza e di salute sociale, non solo una moda delle società affluente ma un qualcosa che ha a che fare con il grado di accettazione e di identificazione sociale con le regole di convivenza civile della nostra collettività.
fine testo mailing
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