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DIBATTITO: Pro o contro la New Age?

Quel caos chiamato New Age

Si assiste oggi, in questo scorcio di fine millennio, all'insistente proliferare all'interno della società mass-mediologica di movimenti pseudo-religiosi, neo-mistici, di sedicenti sette che si attribuiscono lo statuto di chiese, oltre che ad un vago interesse diffuso per tutto quello che concerne la spiritualità, in particolare quella di presunta origine orientale.
Il crollo delle speranze sulle effettive possibilità di realizzazione delle promesse sociali, ovvero sulla concreta progettazione di una società realmente egualitaria e senza classi, ha provocato un sentimento collettivo di scetticismo per qualsiasi visione escatologica (dal gr. éschata, cose ultime, termine con cui si indica la dottrina sulle cose ultime, vale a dire l'insieme delle rappresentazioni che il mito, le religioni o altre forme di pensiero hanno elaborato come interpretazione del destino ultimo dell'uomo e del mondo) che prescinda dall'attualità e si rivolga verso un chimerico avvenire sperduto nelle nebbie di un futuro più onirico e visionario che utopico.
Si preferisce, ad uno sfavillante domani sentito come impalpabile e gravido di sacrifici e rinunce come condizioni necessarie alla sua realizzazione, un modesto presente in cui vi sia comunque la certezza di risultati perseguibili nell'immediatezza di un'attualità che non lascia adito a rimpianti o a recriminazioni.
Come giustamente teorizzava Remo Bodei è come se la proiezione dello sguardo in avanti, orizzontale, cioè della progettualità sociale, si esaurisse inesorabilmente, per lasciare spazio allo sguardo verso l'alto, alla ricerca di nuove aperture salvifiche che impreziosiscano un presente rimasto l'unica possibile alternativa ad un futuro ormai abdicante ed evanescente.
Dopo il crollo delle utopie politiche degli anni '60-'70, si è attraversato un periodo in cui l'attenzione collettiva era rivolta unicamente ad un presente desacralizzato perduto negli inesauribili vortici di un consumismo di massa totalizzante, per arrivare infine, una volta avvertito il rischio che una tale perdita di spessore di senso dell'esistenza comportava, ad un riprodursi di una certa tensione escatologica proiettata, però, come abbiamo detto, in senso verticale- ovvero spirituale- e non più orizzontale.
A quanto detto si aggiungano le oniriche ansie del subconscio collettivo provocate dalla fine del millennio, paure che devono essere interpretate, a nostro avviso, non come reali fervori religiosi per una poco probabile fine del mondo, ma come proiezioni di archetipi rimossi durante l'arco del consumismo degli anni '80. L'industria culturale è stata solerte, come sempre del resto, nel cogliere questa "fame" di simboli globalizzata e dopo aver commercializzato in modo sublimale le droghe negli anni '70 e gli abiti "griffati" negli '80, si prepara per il nascente business del duemila: la New Age, ovvero un sincretismo (termine che indica la fusione di dottrine religiose e anche filosofiche, diverse) mal strutturato di disparati elementi mistici, filosofici, esoterici, naturalmente sia occidentali che orientali. Comune a tutto questo caos teoretico (theorein, teorica: designa l'attività eminentemente speculativa del pensiero, in contrapposizione alla praxis, l'azione) sarebbe una generalizzata sfiducia nella ragione e nell'intelletto- organi che sono alla base della comunicazione umana- considerati come strumenti ormai non solo da subordinare, ma addirittura da ripudiare in luogo delle più affidabili facoltà, essenzialmente soggettive, del sentimento e della fede.
Una tale svalutazione del pensiero rispetto alla fede, ovvero il sentimento, appare ormai insopportabilmente anacronistica.
Tutto il pensiero del '900 ha insistentemente ribadito che la ragione continua in parte ad ignorare i propri presupposti e coni d'ombra, e ha sottolineato i limiti delle capacità intellettuali. La psicoanalisi ha, inoltre, messo in evidenza l'importanza delle compulsioni inconsce e quindi delle passioni, degli istinti e delle pulsioni sublimate, cioè dei sentimenti. Attualmente non esiste alcun sistema filosofico rigidamente raziocentrico, che si precluda il confronto con l'Altro, inteso ora come istanza non da assoggettare, ma da rispettare nella sua irriducibile eterogeneità.
Anche la filosofia analitica anglosassone si evolve verso possibili aperture postanalitiche: Richard Rorty ha sottolineato che il compito della ragione non è più quello di rispecchiare fedelmente la natura, ma di essere come una rete adibita ad una cattura che non sempre riesce, ed è quindi uno strumento tutt'altro che infallibile.
Si è quindi giunti nel pensiero contemporaneo ad un perfetto equilibrio tra la ragione e i sentimenti, come mai era stato possibile prima: ma gli adepti della New Age, devono aver dormito in tutti questi anni per teorizzare l'esistenza di una cultura ancora logocentrica (termine in uso nella filosofia contempemporanea; da logos, pensiero, discorso. E' il pensiero autoreferenziale incapace di uscire dalla chiusa scientista, in altre parole, è il pensiero che rifiuta di ammettere l'esistenza di qualcosa che possa essere conosciuta con l'istinto, l'intuito, i sentimenti, le emozioni... Sinonimo di intellettualistico).
Altro discorso è per la tecnica, che non è proprio l'equivalente dello scientismo, arcaico residuo del pensiero positivista ormai esauritosi: come già detto, nessuno ha ormai fiducia che la scienza ci possa assicurare il totale dominio sulla natura, o- che è lo stesso- il trionfo di una società giusta e perfetta. In ambedue i casi si tratta di un’escatologia positivistica, che pone la realizzazione del dominio prometeico (Prometeo nel mito greco è il titano che ruba il segreto del fuoco a Zeus, per donarlo agli uomini... Simboleggia il potere scientista e tecnologico dell'uomo sulla natura. Tecnocrazia: tecno= tecnica; Kratos= potere dell'uomo in mezzo all'ente, natura o società). L'attuale dominio tecnocratico, al contrario, è l'espressione più compiuta della metafisica (concetto che per essere spiegato necessiterebbe di almeno una breve ricostruzione della storia della filosofia sia occidentale che orientale. In sintesi: In Aristotele designa ( tà metà tà physikà) i libri successivi a quelli sulla fisica, cioè oltre la natura, o filosofia prima. E' la scienza suprema in assoluto che indaga sia l'essere in quanto essere che il sovrasensibile - venendo poi questi termini a coincidere -) che trova in esso il proprio culmine e declino: ma la ragione metafisica non è proprio l'arido razionalismo positivista da cui i guru della New Age, o Next Age, vogliono prendere le distanze.
La New Age quindi combatte contro dei Fantasmi, cioè dei nemici già morti da tempo.
Possiamo considerare la New Age, viceversa, come una fede, ovvero come un'abbacinante risposta al bisogno di conferire spessore di senso all'esistenza.
Di fronte alle categoriche certezze della fede vengono a cadere tutte le argomentazioni e i procedimenti del pensiero critico. Previo sacrificio dell'intelletto, si può accedere - secondo i profeti - al cerchio magico della fede, che è tautologico (proposizione in cui il sogetto è identico al predicato; A = A; es. di Russell: tutti gli scapoli sono uomini non sposati).
La fede rifiuta qualsiasi appello a criteri di plausibilità, di dimostrabilità. In 1984, Orwell fa dire ad O'Brien, uno dei personaggi del libro, che se il partito gli chiedesse di levitare da terra, lui veramente lo farebbe, o perlomeno sarebbe assolutamente convinto di farlo, pur non essendosi mai distaccato dal suolo. Che dire di fronte a questa allucinazione autistica che è la fede? Gli iniziati farebbero meglio a continuare a rifiutare dogmi e verità rivelate, continuando a fidarsi di prove ed argomenti controllabili e convincenti. Proprio perché si è ammesso la razionalità limitata e la finitezza delle risorse intellettuali, si è abbandonato il raziocentrismo e la ragione appare come un organo più umano e imperfetto.
Vi è una soglia che l'iniziato non può comunque superare: fidarsi di testimonianze rivelate e visioni profetiche che chiedano, come condizione indispensabile alla loro accessibilità, di abbandonare la libertà di critica e di ricerca.

Antonio D'Alonzo




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