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DIBATTITO: Pro o contro la New Age?

La New-Age è morta!
Viva la New-Age !

Vorrei subito congratularmi con Antonio D'Alonzo per il suo lucido contributo alla "critica della New-Age". Molti dei punti da lui toccati (o per meglio dire sfiorati) in quello scritto, mi paiono degni di un autentico interesse e di tanta, tanta voglia di ragionarci sopra.
Intanto, concordo con D'Alonzo, quando si preoccupa del fatto che lo sguardo di molti tenda ormai più alla fuga in un qualche Cielo distante, che non all'azione concreta e quotidiana, sociale e politica in senso eminente. Noto anch'io il sorgere e risorgere di ansie avite, anche se per il momento esito ancora ad interpretarle come archetipi rimossi durante l'arco del consumismo degli anni '80, un po' perché il concetto di archetipo richiederebbe un'analisi approfondita di ambiti tra loro anche molto diversi - e relativi scarti semantici - (l'archè greco e la psicologia analitica Junghiana e post - Junghiana, ad esempio) e un po' perché, anche a voler dare per buona l'ipo-tesi (il pre-testo) di un Inconscio Collettivo, dieci anni (gli anni '80 del secolo XX) mi paiono pochi per un processo tanto veemente di rimozione e proiezione A LIVELLO DI MASSA.

Sicuramente vero è che la New-Age ha ormai assunto i connotati di un enorme business, i cui "Santoni" si dividono tra la Scuola del marketing e quella della ciarlatoneria, e che la fede cieca, richiesta da questi parassiti, sta impoverendo la facoltà critica, le risorse energetiche e - dulcis in fundo - le tasche di migliaia e migliaia di persone, forse anche di chi legge.
Quando però D'Alonzo giunge ad affermare che il pensiero contemporaneo sarebbe giunto "ad un perfetto equilibrio tra la ragione e i sentimenti", con il dovuto rispetto mi pare un tantino esagerato.

Se nel '700 ha preso forma la grande critica della e alla ragione (pura, pratica o giudicante che fosse) e se nell'Ottocento anche le vecchie idee sui sentimenti sono andate via via correggendosi, sino alla riscoperta piena, nel '900, del fondamentale CONCETTO DI RELAZIONE - per cui NON C'E' UN IO SENZA UN TU DIVERSO DAL PRIMO -, con tutto ciò che questo ha comportato in campo filosofico, fenomenologico, psicologico, sociologico, medico, ecc) resta però il problema di passare, dall'intuizione di pochi, alla concreta attuazione di questo principio (archè) nella pratica quotidiana della massa, cioè della vita sociale.
Siamo ancora al punto in cui le differenze non solo non vengono considerate una ricchezza, ma addirittura non vengono tollerate; e non parlo solo delle differenze di razza, ma anche di quelle di opinione o, ad esempio, di quelle fra individui di sesso opposto. Ci sono ancora persone che, ben lungi dall'amare il partner, amano solo L'IDEA CHE SE NE SONO FATTI, la statua che in vece sua hanno eretto; resta il fatto che, per parafrasare Nietzsche, occorre poi stare attenti che quella stessa statua non crolli loro addosso, non faccia loro del male. Lo stesso vale per le chimere di ogni tipo: ideologiche, scientiste, morali.

Io auspico un mondo in cui, paradossalmente, al sogno si preferisca la realtà, alla consolazione la voglia di agire concretamente, al fine di ...
Già; a quale fine? Qual è la realtà all'interno della quale ci muoviamo? E la meta da raggiungere? Se ogni punto di vista è da rispettare, qual è l'UNI-VERSO che dovrebbe apparire, per consentire l'agire comune di ogni DI-VERSO?
Questa domanda è terribile, specie oggi, nel tempo della pretesa globalizzazione totale.

La scienza stessa sta ridiscutendo i propri pre-supposti, in quanto per lo più consapevole di non essere VERA, ma ESATTA (ex-actu = ottenuto da, i presupposti o "dogmi" in questione).
La ben nota problematica sollevata infine anche dalla fisica quantistica circa l'impossibilità di definire l'oggetto dell'osservazione scientifica a prescindere da chi osserva (lo scienziato), ci riporta al concetto di relazione: non c'è un osservato senza un osservante e viceversa.

L'unica verità, che chiunque è costretto ad ammettere (se vuole rimanere all'interno delle coordinate occidentali del sapere, rispetto cui l'azione concreta è determinante), è che TUTTE LE COSE STANNO TRA LORO IN RELAZIONE.
I termini della relazione sono di volta in volta definiti dai differenti modelli interpretativi, ma anche chi, nella solitudine della propria stanza, pensa in silenzio fra sé e sé, pensa pur sempre in una determinata lingua, che QUALCUNO gli ha insegnato; e chi ammazza si pone con la vittima in quella particolare relazione che è la pretesa negazione di un tu interagente.
Che le cose stiano così è innegabile, perché chi tentasse di negare il PRINCIPIO DI RELAZIONE, si troverebbe comunque a doverlo negare a qualcuno e utilizzando una qualche forma espressiva acquisita.

Qui va puntata la nostra attenzione, per ogni ulteriore proposta in campo culturale, pratico, spirituale, socio - politico o economico. Se non si vuole precipitare in una deprecabile CON-FUSIONE dei termini, a spese di una invece auspicabile COM-UNIONE tra gli essere viventi, OCCORRE CHE OGNI IO IMPARI AD ASCOLTARE OGNI TU per come questo si manifesta, tentando di cogliere quella che, al di là di ogni schematizzazione, è la SUA parola per noi.
L'io e il tu stanno sullo stesso piano, hanno lo stesso valore pur essendo diversi, perché non esiste l'uno senza l'altro, né sul piano logico, né su quello fenomenologico. Persino un idiota (idiotés = colui che pensa con mente privata, che scambia la propria opinione per verità logica, senza confrontarsi con gli altri, con il diverso) comprende facilmente che la struttura e le funzioni delle piante, ad esempio, sono intimamente INTERCONNESSE con la struttura e le funzioni del nostro apparato respiratorio: se le piante non trasformassero in ossigeno l'anidride carbonica, noi non saremmo ciò che siamo (allo stato attuale, non saremmo affatto).

Non esiste un io senza un tu; e i mutamenti dell'uno si ripercuotono inevitabilmente sull'esistenza dell'altro. Così oggi ci troviamo a dover fronteggiare emergenze politiche, sociali, ed ambientali di enormi proporzioni, senza avere né un adeguato bagaglio concettuale (la nostra logica formale pone ancora in contrapposizione all'interno del linguaggio il soggetto ed il complemento oggetto in quanto PARTI QUALITATIVAMENTE OPPOSTE DALL'AZIONE, cioè dal verbo transitivo. Es.: Io ti amo. Io = soggetto; amo = verbo; ti / te / tu = complemento OGGETTO della mia azione), né una sensibilizzazione adeguata a livello collettivo.

Ed ecco il punto: come affrontare problemi del genere, se anche i pochi intellettuali che hanno potuto, se non altro, PENSARE ad un corretto equilibrio tra ragione e sentimento, non trovano poi chi sappia davvero comprenderli tra la gente comune, che non ha studiato, o che ha preso strade diverse da quelle della riflessione teoretica?

Io credo che qualcosa da salvare, nel marcio calderone della New-Age, ci sia; ed è l'idea che anche ciò che è estremamente lontano, diverso da noi, merita di essere ASCOLTATO, sentito, interpellato: persino un sasso.
Io non tratto qui della pretesa validità di pratiche alternative quali l'aromaterapia e la cristalloterapia - che pure vantano migliaia di soddisfattissimi praticanti - né di come l'interesse per queste tematiche e affini possa essere strumentalizzato da "Guru" delinquenti, quanto piuttosto della nuova e piacevole scoperta, che, per una volta, QUALCOSA SI STA SMUOVENDO ANCHE A LIVELLO DI MASSA.

Certamente, ora tocca a chi, come il sig. D'Alonzo, ha qualcosa di bello e di importante da dire: si prenda carta e penna, o ci si confronti su questi temi tramite Alternativamente, corpo & spirito, approfittando proprio degli spazi come questo, messi a disposizione da persone comunque in "ricerca", come Anna Maria Cebrelli, direttore dell'ezine.
Questa moda, per molti versi pericolosa, è in realtà una grande occasione: per la prima volta i concetti di io, tu, relazione, bene e male, spirito, materia, metafisica entrano a far parte (se pur di scorcio) degli interessi di milioni di persone che ne parlano, intraprendono nuove strade, tentano di non accettare più passivamente gli antichi dettami tradizionali e istituzionali.
Si vorrà credo comprendere, che ad essere liberi si impara con il tempo e con gli errori, e che c'è chi corre il rischio, se non si sveglia, di cadere dalla padella di una qualche "chiesa", nella brace di una "setta" (dove per setta intendo un altro gruppo come il primo, ma molto più piccolo, meno potente e molto meno burocratizzato).
Resta però il fatto che tutto questo Nulla, crollando, dovrà ad un certo punto liberare uno spazio vuoto; ed è in quello spazio che i diversi (persone, concetti, prospettive) dovranno rincontrarsi, arricchiti dal senso consapevole della propria limitatezza, per costruire insieme - questa volta sì - UN MONDO NUOVO.

Invito tutti coloro che volessero contribuire a simili dibattiti ad intervenire. Potremmo persino incontrarci, per discutere più approfonditamente. Mi auguro che la cosa non finisca qui.
Si sappia che, anche sul versante New-Age, qualcuno si sta muovendo nella medesima direzione di questo scritto, quando afferma che Amore e sensibilità o emotività non sono la stessa cosa; i termini utilizzati per esprimere questo fondamentale concetto sono: Non confondere mai il tuo secondo chakra con il quarto, la pancia con il cuore. Pare dunque che, persino in quest'ambito, si ponga una differenza tra sentimento e piano dell'unità.
La New-Age è morta ! Viva la New-Age !
Un grazie sentito ad Anna Maria Cebrelli per lo spazio e ad Antonio D'Alonzo per il destro che mi hanno fornito.

Stefano Mini
presidente de L'Alternativa franchising




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