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DOSSIER

In pochi credono di averlo

Talento, il gioco della vita

C'è chi - come il vocabolario - dice che il talento è la qualità eccezionale, fuori dalla norma, che si misura con il successo e il denaro ed è appannaggio di pochi. E c'è chi dice, invece: no. Cioè: il talento è in noi, in ognuno di noi, anche se non lo sappiamo (secondo un sondaggio della rivista Riza Psicosomatica l'80% degli italiani non crede di possederlo e il 20%, convinto di avere risorse nascoste, è rappresentato soprattutto da donne).
Di più: è fonte di benessere (preserva dall'invecchiamento mentale ed è una forza motrice della guarigione), si può scoprire ad ogni età, è innato, illumina la nostra mente, ci rende unici e libera la nostra vera essenza rendendola leggera e capace di volare. Il talento non è un'abilità specifica ma la nostra energia creativa primordiale che si manifesta: permette di realizzare la nostra vera natura, di essere padroni fino in fondo della nostra vita, di brillare di luce propria. Le donne dispongono, se possibile, di una risorsa in più: quella che l'analista americana Clarissa Pinkola Estés chiama "Donna Selvaggia", un insieme innato di istinti, creatività e sapere ancestrale.

Ella Fitzgerald sale sul palco per diventare, su consiglio di amici e parenti, una ballerina; proprio sotto i riflettori sente che la sua storia sarà un'altra, legata alla sua voce: sono i vagiti di una leggenda. Tolstoj ha le idee chiare già da bambino, quando si rifiuta di studiare ciò che non gli piace; ventenne, scrive nei suoi Diari, che sente di essere un "uomo provvisto di doti meravigliose": aveva le sue ragioni. Rudolf Nureyev, a cinque anni va a teatro e, vedendo i ballerini sulla scena, sente che quella sarà la sua strada; non molla l'idea, neanche di fronte all'ostilità e alla povertà della sua famiglia: sembrava volare, sul palcoscenico.
Tre storie come tante, solo più note, per dire che in ognuno di noi c'è una strada: basta avere il coraggio di riconoscerla (è la prima difficoltà, per il 39% degli italiani) e voglia di viverla; se non porterà al successo, alla notorietà (il 56% ritiene - erroneamente - che il talento debba emergere solo in ambito professionale o comunque per far soldi) aiuterà comunque ad essere se stessi e stare bene. Talento è tutto quello che piace, appassiona, gratifica, indipendentemente da quello che ne pensano gli altri: la voglia di scrivere, il piacere di dipingere, l'amore per il ballo, il pollice verde, misurarsi con ricette culinarie nuove, creare con la creta, cucire un vestito con le proprie mani e via, in libertà.
Il talento è la creatività che si manifesta, senza fare sforzi, liberamente, frutto di un qualcosa di più sottile del piano del visibile; è la capacità ad "uscire" dalla nostra storia, dai nostri legami, dai nostri comportamenti, dalla nostra cultura scientifica (che è solo un aspetto del tutto: quello che conosciamo di fuori). In altre parole è il vizio di giocare con la vita, anche quando il gioco si fa duro o amaro. Raffaele Morelli nel suo saggio-manuale Il talento - Come scoprire e realizzare la tua vera natura (Edizioni Riza) spiega che il sapere non è dell'adulto ma del bambino o del demente cosciente, del saggio-santo: di colui che è capace di osservare senza giudicare, di esserci senza avere uno scopo, di accettare e far fluire. "Per la nostra cultura, certo si tratta di fare passi importanti: accettare di vivere il caos, il disordine dato dall'abbandonare i soliti schemi e lasciarsi andare. Ma è l'unico modo per ritrovarsi, per arrivare a stati di coscienza profonda. D'altra parte, se si vuole mettere in ordine un cassetto, prima bisogna svuotarlo e, quindi, entrare nel disordine".