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DOSSIER

Se siamo creativi stiamo bene

L'urlo della malattia

Le malattie parlano da sole: tachicardia, cefalea, stipsi, gastrite piuttosto che alopecia, sterilità, infarto o cancro rappresentano tutte una protesta dell'anima che si ribella e reclama il suo spazio vitale.
"Troppo spesso - sostiene Vittorio Caprioglio, psicoterapeuta - invece di cercare le cause di un disagio fisico o psichico si fa ricorso ai medicinali. Otto milioni di italiani assumono psicofarmaci, ma solo 1 su 10 ne avrebbe bisogno. La pastiglia va ad agire nell'ipotalamo e anestetizza, inibendo la voglia di risolvere il problema".
Si potrebbe fare diversamente. E' successo a Guerrino B., di Torino: un lavoro in un'importante industria locale che non lo soddisfava e, in contemporanea, l'ulcera. Ad un certo punto si è detto: basta. "Ho lasciato il mio impiego ed ho scelto di lavorare in modo autonomo, facendo il grafico". Ora ha un'attività avviata; all'inizio "è stata dura ma sapevo di essere sulla strada giusta perché ero felice nonostante avessi molti più problemi di prima. Anche il mio stomaco, senza interventi, è guarito".
Quando ci sentiamo creativi stiamo bene (59%), ritroviamo l'allegria (24%), il tempo vola (17%) e ci ammaliamo di meno (21%). Racconta Laura R., di Udine: "ho scoperto il punto croce. E' una vera passione: mi distende e mi sento in generale creativa, capace anche nella manualità. Sto pensando alla possibilità di vendere i miei lavori, visto che ho richieste e apprezzamenti in questo senso: tutto questo mi gratifica molto". Ilenia C., a ventitre anni ha lasciato il lavoro a Milano e ripreso l'università: "Sento che devo prepararmi, voglio lavorare con i bambini in modo nuovo". Così studia e fa qualche lavoretto che le permette di integrare l'aiuto economico (arrivato solo in un secondo tempo, vista la sua determinazione) dei genitori.