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DOSSIER

L'opinione di Willy Pasini

Talento, vigilanza attenuata

Il vocabolario parla chiaro: talento è un termine che indica "capacità intellettuale non comune associata a genialità o estro vivace". Per Freud il talento nasce dalla sofferenza (che può portare alla malattia anche mentale, come nel caso di Van Gog) trasmutata in creatività sublime. Come l'ostrica che soffre per il granello di sabbia che si è introdotto nella sua carne e poi ne fa una perla.
La creatività si colloca nel preconscio, ovvero in uno spazio di "vigilanza attenuata": per Willy Pasini si tratta di trovare un equilibrio dinamico tra il contenente e il contenuto, tra l'argine e il nostro talento fluente. Così, il talento è l'uso appropriato di una scheggia di follia che vaga dentro di noi e viene recuperata, sublimata, diventando creatività; ma è anche istinto, è anche conoscere ed adeguarsi ai tempi (saper accelerare nelle situazioni di emergenza, mettere una marcia in più quando si ha fretta), è anche "tempo lento", nella visione orientale che invoca la calma e la quiete per capire, per capirsi.
Secondo Pasini, i talentuosi si possono dividere in due categorie: ci sono i buoni, i polivalenti, come Leonardo da Vinci, che sanno esprimersi in più campi e poi ci sono gli altri, i monomaniacali, nel nome dell'efficienza (anche se di per sé la specializzazione non è un male, perché ottimizza i talenti delle persone). ll talento è la qualità eccezionale, fuori dalla norma, "l'idea che paga"; e non è facile trovarla.