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ATTUALITA'
Viaggio nei testi indù
Tantra, una strada 'degenerata'
Secondo Evola, il tantrismo è la realizzazione spirituale e metafisica che più si confà alla dissoluzione dell'era attuale, che i testi indù designano come Kali-yuga, e che è l'equivalente di quello che la tradizione occidentale denomina età del ferro. Il tantrismo è, in effetti, il veicolo preferenziale per la conoscenza metafisica contemporanea, per la sua straordinaria capacità di adattamento al clima di degenerazione spirituale dell'uomo moderno, in quanto consente quello che simbolicamente viene indicato come l'atto di tramutare il veleno in cibo. Mentre il Vedanta e le Upanisad, propongono ai discepoli la via della Liberazione (Moksha o Mukti) dal corpo attraverso l'ascesi, ovvero mediante l'atto di progressiva rinuncia e di penitenza, unita alla contemplazione yogica, il tantra suggerisce di potenziare le pulsioni energetiche indirizzandole e disciplinandone gli abusi, fino ad ottenere per converso il definitivo distacco dalla libido, consequenziale al raggiungimento dello stato di sazietà corporale. Tuttavia, molte scuole del tantra, tra cui il Kularnava-tantra, sostengono che il partecipare alle pratiche tantriche solo per la mera ricerca del piacere sessuale costituisca una regressione sul piano della realizzazione metafisica.
La base del tantrismo è il culto di Shakti e Shiva, che incarnano rispettivamente il principio del femminile e del maschile. Shakti è la grande dea tantrica, denominata anche Parvati, la cui pelle scura dette origine al suo soprannome: Kali, la dea nera. Shiva è il consorte della dea: egli danza per lei. Shakti e Shiva non possono stare separati, entrambi traggono forza dalla loro unione.
Con il termine tantrismo si indicano le dottrine rituali formatesi a partire dal IV sec. d.C. al di fuori dell'ortodossia brahmanica. Tantra, in sanscrito significa, trama e testo, termine quest'ultimo con il quale si indica i testi classici dello sivaismo, del visnuismo, e dello saktismo. In effetti, forse, sarebbe più corretto, dal punto di vista tradizionale, designare la pratica tantrica con l'espressione saktismo, in quanto il tantra, come sopra abbiamo detto, è il culto della dea Shakti, la Grande Madre dell'era primordiale.
Secondo la dottrina tantrica, esiste identità assoluta tra spirito e materia, microcosmo e macrocosmo, Sé (Jivatman) e mondo (Paramatman). Paramatman è l'Uno-tutto trascendente ed androgino, racchiudente in sé un principio maschile statico ed uno femminile dinamico, la cui interazione genera la vita. Il polo maschile è il Purusa e quello femminile la Prakriti, identificati rispettivamente con Shiva e Shakti. L'unione di questi due principi, Purusa - Shiva e Prakriti - Shakti, ricostituisce l'Uno - tutto primordiale, simboleggiato da Lingam (fallo) e Yoni (vagina).
Nel tantrismo, tramite l'unione sessuale si supera la dicotomia del mondo sensibile e ci si ricongiunge con il Principio originario. Il superamento dei falsi dualismi del mondo fenomenico (giovane/vecchio, piccolo/grande, etc.), ovvero la Moksha o Mukti, si realizza mediante specifici riti e forme di meditazione. Il più celebre rito del tantrismo è il Puja, dove attraverso il congiungimento sessuale, gli adepti riproducono, a livello microcosmico, l'atto della generazione che consente il dominio sulle forze cosmiche, e quindi la riunione di Jivatman e Paramatman.
Prima di arrivare al fulcro teoretico della dottrina tantrica, si deve, tuttavia, avanzare una doverosa osservazione. I tantra sono testi scritti per la gente comune, che rifuggono l'elitarismo intrinseco alla dottrina indù sulla gerarchia delle caste. Questo carattere divulgativo dei tantra è simboleggiato dalla circostanza che Shakti e Shiva sono di estrazione indigena e furono a lungo estromessi dai culti vedici. Il tantra ha avuto così la funzione di recuperare alla comprensione della massa, quanto era sfuggito a questi ultimi, delle argute meditazione upanisadiche. Detto questo, si capisce come il tantrismo sia adatto al volgo, ricco com'è di divertimenti e piaceri, mentre gli speculativi rivolgeranno la loro attenzione essenzialmente alle Upanisad ed al Vedanta. La via esoterica della conoscenza tradizionale indù è quindi circoscritta a questi ultimi, mentre il tantrismo è soltanto un ripiegamento secondario per chiunque sia incapace, intellettualmente, di percorrere la strada maestra.
Si capisce quindi il senso dell'affermazione evoliana, attestante una superiore plausibilità del tantra come strumento conoscitivo, a fronte del progressivo indebolimento del potenziale intellettuale dell'uomo contemporaneo del Kali-yuga. Rimane tuttavia ben chiaro, che la via regale della conoscenza esoterica, non riguarda il tantrismo. La vera conoscenza metafisica è ottenuta, esclusivamente, con lo studio delle Upanisad e del Vedanta: in particolare l'Advaita-Vedanta.
1- continua.
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