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ATTUALITA'
Incontro con la medium pił amata dagli italiani
Altea dei miracoli
Milano, lunedì 8 maggio, ore 20: Palalido pieno per l'incontro organizzato dall'Istituto Europeo del Pensiero Positivo. Qualche migliaio di persone. Tutte per lei, per Rosemary Altea, la "medium più amata dagli italiani", come recita il comunicato stampa che ne preannunciava l'arrivo. Probabilmente è vero: che sia la più amata (nonostante i ripetuti e feroci attacchi del Cicap), anche per via dei suoi libri - tutti best seller - e della notorietà arrivata pure grazie all'ospitalità al Maurizio Costanzo Show. Andare a "vederla" era in qualche modo "obbligatorio": per capire perchè piace, come si muove. Per "annusarne l'odore" e cercare di scoprire se è "vera" oppure un bluff. Se il Cicap ha ragione oppure no. Perchè, diciamocelo subito, noi sappiamo che parlare con gli angeli o con persone trapassate è possibile ma, anche, che non è talento che tutti possiedono... Risultati? Prevedibili: nessuno può essere veramente certo di nulla, anche perchè il mondo che si esprime attraverso l'energia, le forme parallele, le altre dimensioni passa per regole diverse, fino ad oggi non verificabili con precisione scientifica.
Però...
La Altea non si atteggia a "guru", o persona "illuminata"; è gentile e accondiscendente ma non si muove per cercare consenso e dipendenza e ricorda che lei è solo uno strumento. Quando parla, sostenendo di riferire parole che vengono da altri mondi, trasmette speranza e, soprattutto informazioni corrette, anche se spesso "dure" da accettare.
Ad esempio: se Dio è nel cuore, il male non può nuocere; il timore del male, la paura della negatività possono diventare così grandi da attirare da sole il male. Ancora: gli spiriti vi vogliono felici; a loro piace che noi si rida. Smettiamo ci lamentarci e gioiamo della vita. Oppure: la risata, anche nei momenti drammatici o di fronte a situazioni terribili, riesce a tirare fuori dal dolore: è guarigione. Dobbiamo avere il coraggio di sorridere e ridere. A proposito dei defunti: non parlate alle foto dei morti, parlate a loro: sono vivi!. Per finire: il dono più grande di Dio è dolore e lacrime: solo così si diventa forti, si cresce. E' vero, è un dono tremendo, che noi non vogliamo. Ma Dio, che sa cosa è veramente bene per noi, perchè ci ama, ci dà questo dono. Per quanto difficile sia, non sprechiamolo. E cerchiamo sempre di allungare una mano verso chi è nel bisogno. E a proposito di uno della malattia inguaribile di un bambino: a volte un'anima sceglie di fare un'esperienza veloce su questa terra, per andare poi in altri mondi, per tornare a Dio. La morte non è un castigo ma un dono. E allora chiediamo a Dio non di tenere il bambino in vita, ma - per quanto lo possiamo amare - chiediamo a Dio il suo bene... che può anche voler dire proseguire il viaggio verso altre dimensioni, lontano da noi.
Banalità? All'apparenza. In realtà sono informazioni fondamentali che nessuno ascolta più, che non fanno più parte del nostro patrimonio culturale integrato e digerito e trasformato in consapevolezza personale.
Se anche fosse un bluff, l'Altea invita ad aprire gli occhi, suggerisce una visione diversa. E questo è un bene. Trasmette solo speranza, non illusioni: non è male. Porta entusiasmo, gioia di vivere anche nella presa di coscienza e nel rispetto del dolore, mai banalizzato. Non è poco.
E poi...
Ad un certo punto dell'incontro, un uomo si alza dalla platea e racconta un altro dramma, tra i tanti ascoltati: ha perso una gamba, l'altra non riesce a muoverla bene; era un musicista e non riesce più a suonare, pensa di avere addosso una qualche maledizione. Lei, la Altea, lo fa salire sul palco; sceglie tra il pubblico alcuni uomini affinchè facciano da guaritori, anche loro sul palco; invita tutto il pubblico a pregare per quest'uomo, per la sua guarigione (non prima di avergli comunque ricordato, sentendo anche Aquila Grigia, sua guida spirituale, che non c'è alcun maleficio in lui, ma una bella depressione sì e che il suo disagio se lo sta creando da solo, e su questo potevamo essere tutti d'accordo, senza consultare gli spiriti). Nel silenzio del Palalido in preghiera, rotto solo dalle parole di accompagnamento di Rosemary e dalla voce della traduttrice, il cinguettare festoso di alcuni uccellini. Chi scrive lo nota: è l'unica volta, durante tutta la serata, in cui si è sentito il loro canto, e sembrava venisse da una zona centrale, nel soffitto del Palalido. Lo nota anche l'Altea, e anche lei lo prende come un segnale beneaugurante.
L'uomo torna al suo posto: sarà quello che volete, anche solo suggestione, ma si muove meglio, con un po' più di sicurezza e il viso ha un'espressione più rilassata e aperta. Forse, davvero, il seme della guarigione è entrato in lui (e starà poi a lui solo farlo crescere). Se crediamo che tutto sia collegato, se le coincidenze non sono coincidenze, gli uccellini sono stati un segno.
La 'magia' è fatta di piccoli attimi che riconnettono naturalmente al Tutto.
Chiunque e qualunque cosa possono esserne i canali, più o meno consapevoli. Rosemary Altea inclusa. Ed è sempre, comunque, un dono.
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