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ATTUALITA'
Equo e solidale una scommessaDue storie, dal Brasile
Quale politica europea verso il commercio equo e solidale?
Paolo Logli, lavora a Bruxelles e si occupa proprio di ONG e Cooperazione decentrata per l'Unione Europea. "L'aiuto U.E. al commercio equo è attualmente uno dei più importanti e generosi, visto che arriva al 55% del totale dell'aiuto pubblico. Del resto il commercio equo è uno strumento formidabile perché permette di realizzare i due obiettivi espressamente previsti dal Trattato di Maastricht: la lotta alla povertà e l'integrazione dei Paesi in via di sviluppo". La liberalizzazione dei mercati ha colpito molto negativamente i produttori dei paesi poveri: "Il commercio equo e solidale, che viene portato avanti da organizzazioni non governative (Ong), dà loro un importante appoggio". Attualmente le Ong del settore sono in contatto con mezzo milione di piccoli produttori riuniti in 800 cooperative distribuite in 50 paesi. Il settore ha sicuramente un grande potenziale di sviluppo ma anche dei problemi aperti. Primo fra tutti quello della etichettatura sui prodotti che è diversa nei vari paesi europei.
Il commercio equo e solidale, dagli esordi a oggi
Enzo Martinelli lavora a Londra per la FLO, una Ong che certifica i prodotti del commercio equo ma offre anche una rete di supporto ai produttori; ripercorre gli esordi del commercio equosolidale in Europa: "Si è cominciato negli anni '60, nei paesi del nord Europa: al centro del commercio c'erano prevalentemente prodotti di artigianato (oggi, invece, la rosa si è arricchita di caffè, the, miele, succo d'arancia, banane, cacao). Venivano utilizzati circuiti di distribuzione specifici (ma limitati) e la vendita era fissata a un prezzo equo, cioè più alto. Con l'allargamento del mercato alla distribuzione tradizionale, l'arrivo di questi prodotti sui banchi dei supermercati, si è posto il problema della riconoscibilità: ecco perché si sono stabiliti marchi di qualità che potessero dare garanzie su tutta la catena, dalla produzione alla distribuzione".
La scommessa del Brasile. Due storie
Le piante medicinali possono diventare la nuova frontiera sia del commercio equo che della farmacopea naturale. In Brasile, dove la biodiversità è altissima, ci stanno provando. Il dottor Marco de Araùjo racconta l'esperienza del Banco Nazionale dell'Agricoltura Familiare, di cui è consulente. Si tratta di una banca-dati, controllata dagli agricoltori che ha, tra l'altro, un programma di certificazione. "La biodiversità del Brasile è una megadiversità - fa notare - se pensiamo che la flora comprende 56mila specie, pari al 20% del totale mondiale, e la fauna il 10% degli anfibi e mammiferi del pianeta e il 17% degli uccelli". Eppure c'è un paradosso: "I nostri contadini conoscono quelle erbe e le loro proprietà curative ma il Brasile è uno dei paesi che importano più medicinali". E i medicinali vengono confezionati con gli estratti delle piante brasiliane che crescono naturalmente, senza essere coltivate. "Abbiamo una richiesta talmente forte che alcune specie sono già a rischio di scomparsa". Ecco, allora, la sfida: "tradurre questo potenziale incredibile in commercio equosolidale". Che serve? "Innanzitutto un accordo politico tra Europa e Brasile" dice de Araùjo.
José Octavio Carrera, docente alla Facoltà di Farmacia all'Università di Belen, in Brasile, un progetto lo sta già portando avanti. Si chiama "farmacia nativa" e si propone di arrivare a un utilizzo razionale delle medicine fitoterapiche (opportunamente certificate) da parte degli abitanti della città di Belen. "Il progetto è in corso - dice Carrera - Finora le principali difficoltà incontrate sono stati gli intoppi burocratici ma anche la reticenza da parte dei professionisti della salute a far usare medicine fitoterapiche".
Perché scegliere l'equosolidale?
"Perché siamo in un mondo in cui il 21% della popolazione mondiale consuma l'84% delle risorse del pianeta - dice Alberto Zoratti, membro dell'Associazione Botteghe del Mondo - E la maggior parte di quell'84% di risorse si trova nel sud del mondo per vari motivi, primo per le due rivoluzioni industriali che hanno devastato la biodiversità del mondo occidentale". Allora per Zoratti il commercio equo ha una portata eccezionale: "Può riuscire laddove gli OGM (Organismi geneticamente modificati) hanno fallito miseramente: nella promessa di sfamare il mondo".
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